PALERMO

A Palermo, a fianco della “casa alla cinese”, gestito dal Comune, potete trovare il “Museo Etnografico” intitolato al suo fondatore Giuseppe Pitrè.

Un tuffo nella storia siciliana con testimonianze frutto della raccolta fatta negli anni da Giuseppe Pitrè, Medico di professione, scrittore, e folklorista per vocazione.

Lo stesso Pitrè spiega i motivi del suo lavoro di raccolta, cioè, essere la memoria storica degli usi e dei costumi.

Visita il museo e immergiti “…nella storia che i dotti non hanno scritta, ma che il popolo ha lasciato nei suoi costumi, nelle sue usanze, nelle sue credenze, nei suoi riti”. (G. Pitrè)

A Giuseppe Pitrè, vennero concessi, inizialmente, dei locali nell’edificio che ospita la scuola Perez. Successivamente, il Comune concesse 4 locali nell’attuale collegio dell’Assunta come riconoscimento del lustro che Pitrè dava alla sua Palermo.

Alcuni dei reperti raccolti dallo studioso trovarono spazio presso l’Esposizione Nazionale che si tenne a Palermo nel 1891, prima città meridionale ad ospitare tale manifestazione dopo Firenze e Milano.

Pitrè era solito accogliere personalmente i visitatori del museo e spesso, dopo che l’Università di Palermo gli assegnò la cattedra di Demopsicologia, materia di cui veniva riconosciuto come fondatore, portava in questi locali i suoi allievi per meglio far conoscere come il popolo faceva le cose più semplici con le conoscenze e le credenze di allora.

Dopo la morte del Pitrè nel 1916, l’esposizione rimase chiusa al pubblico.

Solo nel 1935, Giuseppe Cocchiara, allievo del Pitrè, riorganizzò il museo nei locali concessi dal Comune presso una dipendenza della Casina alla Cinese nel parco della favorita dove si trova adesso. L’esposizione risponde meglio agli intendimenti narrativi del Pitrè e si ispira alla moderna museologia presente in Europa.

Durante la visita nelle sale, articolate in 20 sezioni, trovano documentazione gli usi e i costumi del popolo siciliano, compresa la minoranza etnolinguistica albanese, e le credenze, i miti, le consuetudini, le tradizioni della Sicilia.

Si consiglia di accettare una guida che, meglio delle didascalie presenti in ogni sala, vi farà vivere l’atmosfera nell’epoca di ogni reperto e verrete catapultati in un mondo con altre regole civili, con altre priorità, con altre necessità.

Casa, filatura e tessitura, arredi e corredi, i costumi, le ceramiche, l’arte dei pastori, caccia e pesca, agricoltura e pastorizia, arti e mestieri, i veicoli, il carretto siciliano, i pupi;

Un modello del carro trionfale di Santa Rosalia

il carro del festino – modello in scala di un carro dei primi anni del ‘900, le pitture su vetro, le confraternite, i presepi, tra i quali spicca un presepe dell’artista trapanese Giovanni Antonio Matera che è stato esposto al Quirinale nel dicembre 2023 nella sala dei presepi; i giochi fanciulleschi, la magia, gli ex voto, pani e dolci festivi.

Inoltre, in una sala troviamo la grande cucina dei Borbone che, a prescindere dall’estensione della superficie, ben rappresenta le cucine tradizionali siciliane.

Tra i reperti raccolti da Giuseppe Pitrè fin dalla giovane età, ogni tipo di materiale come canti, proverbi, giochi, usanze, indovinelli e fiabe, reperiti, a volte grazie alla collaborazione di altri personaggi dell’epoca come Capuana e Verga.

Da questa raccolta trae origine un’opera di 25 volumi intitolata “Biblioteca delle tradizioni popolari siciliane”. Tra questi, alcuni volumi di fiabe, novelle e racconti.

Nel 2007 è stata inaugurata la seconda sede del museo nello storico Palazzo Tarallo di Ferla. In questa, visitabile su appuntamento, sono conservati moltissimi documenti cartacei e fotografici del Pitrè.

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